¡Hola World!

Profesora_idiomas

“Gli inizi sono sempre i più difficili, ma da qualche parte bisogna pur iniziare” (cit. nonna saggia).

Ho riflettuto su quale fosse il modo migliore di inaugurare questo blog e alla fine, anche chiedendo consiglio a una persona fidata, ho deciso che la cosa migliore è presentarmi in prima persona, senza troppi preamboli, aggiungendo un tocco personale alle scarne e un po’ asettiche informazioni già presenti sul sito.

Dunque, iniziamo.

Quando tutto ebbe inizio

Come avrete già capito, mi chiamo Martina e vivo e lavoro in Spagna. Che lavoro faccio? Traduco dall’inglese e dal francese verso l’italiano e privatamente insegno anche queste tre lingue. Come sono arrivata fin qui? È una lunga storia. No, non è vero. Sono solo caduta nella trappola del luogo comune. Bando ai cliché, pur non essendo una lunga storia, potrebbe almeno aiutarvi a farvi un’idea di quale sia il mio background accademico e personale. Per iniziare, direi che le lingue straniere mi sono piaciute fin da quando riesca a ricordarmi. Quando avevo circa dieci anni e le mie amichette cantavano le canzoni allora di moda in un inglese che definire fantasioso è dire decisamente poco, io evitavo di farlo perché mi vergognavo di storpiare le parole. Mi dicevo che, se non si sa il testo, è meglio lasciar perdere. Almeno non cantare in pubblico. Sotto la doccia, magari. Mi ero ripromessa di cantarle quando avrei imparato cosa dicevano. Ovvero quando avrei imparato almeno un po’ di inglese. La mia maniacalità  si spingeva fino al punto che, come nota felice la mia ex maestra di inglese nei giudizi di fine anno, mi rammaricavo molto quando non ci venivano assegnati compiti a casa. Segnata già da allora. Diciamo che colloco all’incirca in questo periodo (dieci – undici anni) l’inizio di una felice storia d’amore (a volte non corrisposto) coltivata con pazienza nel corso del tempo, che ha resistito alle tentazioni e al passare degli anni per giungere fin qui.

Studia, dicevano…

Gli anni successivi sono un po’ noiosi (almeno ai fini di questa introduzione, perché in realtà sono stati otto anni della mia allora giovane e spensierata esistenza) e li saltiamo a piè pari. Arriviamo quindi agli anni dell’università. Dopo le solite titubanze e i soliti ripensamenti tipici di tutti gli studenti che si trovano a dover scegliere che fare della loro vita adulta, ho optato per iscrivermi all’Università di Pavia, Corso di Laurea in Lingue e Culture Moderne (ma va?). Devo dire che sono stati anni fondamentali per la mia formazione, perché mi hanno fatto capire che, sì, l’inglese e il francese sono tanto belli e interessanti, che, sì, non c’è niente di meglio che mettersi a leggere gli autori nella loro lingua originale, ma anche che, no, saper recitare a memoria le poesie di Blake non ti aiuta di certo a guadagnarti il pane (e per un’italiana come me l’assunzione quotidiana di carboidrati è essenziale). Che fare dunque della mia vita? Come continuare il mio percorso di studi in una maniera coerente, ma che allo stesso tempo ampli le mie prospettive di lavoro? (Un po’ come chiedersi quale sia il senso della vita). La risposta (almeno nel mio caso, e almeno parzialmente) è stata: traduzione! E fu così che da un giorno all’altro, dopo una laurea in francese con una tesi su Les Liaisons Dangereuses e la “galanterie mondaine”, dalla padana e nebbiosa Pavia, mi sono ritrovata nella romagnola ma non certo più mite Forlì, iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Traduzione Specializzata. Evviva! Comincia così la seconda parte della mia esperienza formativa.

La svolta americana
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University of Massachusetts Amherst

A un certo punto (quasi alla fine, ma meglio tardi che mai) della mia carriera universitaria, ho iniziato a sentire una certa vocina inquieta che mi diceva che quel che stavo facendo non era abbastanza. Avevo bisogno di aggiungere un “qualcosa in più” per completare la mia formazione. È così che ho deciso di fare domanda per partecipare a uno scambio internazionale con un’università americana. In quel periodo sentivo la necessità di rivoluzionare il mio “modus vivendi”, che fino a quel momento si era basato sulla relativa tranquillità e comodità di un percorso di studi italiano, per lanciarmi in quella che mi sembrava una grande avventura. Sono stata quindi molto felice nel sapere di aver vinto uno dei posti disponibili per lo scambio con la University of Massachusetts Amherst; e fu così che nel gennaio 2012 iniziò la mia avventura americana. Ho vissuto e studiato in questo paese per un primo semestre (lo “Spring Semester 2012”), e ho in seguito avuto la possibilità di prolungare il mio soggiorno per un secondo semestre (“Fall Semester 2012”). Durante quest’ultimo semestre, oltre ad aver seguito corsi di traduzione e letteratura, ho anche insegnato italiano a una classe di studenti americani (ed è qui che ho scoperto per la prima volta che insegnare la mia lingua nativa a persone desiderose di impararla è davvero un’esperienza gratificante).

Cambio cambio cambio

L’esperienza negli Stati Uniti è stata in effetti rivoluzionaria sotto vari punti di vista. Da un punto di vista accademico, perché l’organizzazione dei corsi e delle lezioni è molto diversa rispetto a quella dell’università italiana (ovviamente), in quanto viene privilegiata la partecipazione attiva dello studente, che è chiamato a intervenire in prima persona e a contribuire alla lezione con le sue idee e le sue opinioni. Da un punto di vista della vita universitaria, perché non solo le lezioni, ma anche i momenti liberi e di relax, si svolgono all’interno dell’enorme campus che, di fatto, è come una cittadina a se stante. Infine, da un punto di vista personale, ma questa è un’altra storia… La mia “esperienza americana” è stata molto ricca, ed è quindi impossibile riassumerla in queste poche righe; meriterebbe da sola un altro post. Comunque sia, una volta terminata, me ne sono tornata in Italia felice e con tanta voglia di terminare gli studi; mi sono quindi laureata nel marzo 2013 con una tesi incentrata sulla traduzione del romanzo per l’infanzia Fille de la tempête : La légende de la ville d’Is. E qui viene il bello perché, una volta terminati davvero gli studi, ho dovuto cercarmi qualcosa da fare nella vita. Alla fine ho deciso di andarmelo a cercare  in Spagna (e con questa decisione centra qualcosa la “rivoluzione personale” di cui sopra).

La traduttrice errante
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L’acquedotto di Segovia

E quindi eccomi qui, a guadagnarmi da vivere insegnando e traducendo. In un primo momento, mi sono stabilita vicino a Valencia, dove ho insegnato inglese a clienti privati e italiano in un’impresa locale. Mi sono in seguito trasferita a Segovia, dove risiedo tuttora; in questo momento mi sto dedicando principalmente alla traduzione, ma spero presto di guadagnarmi qualche cliente interessato a imparare una lingua straniera (chissà, anche via Skype). Certo non è facile, considerando la situazione attuale e il fatto che mi trovo in un paese straniero, con tutte le “fatiche” burocratiche che ciò comporta. Ma nel frattempo mi dedico a quel che mi piace, imparo spagnolo, vivo in una città bellissima, mangio bene e continuo a coltivare la mia passione per le lingue. Il resto, come si dice, verrà da sé, con pazienza e determinazione nel voler raggiungere i propri scopi.

E non è neanche detto che questa sia l’ultima tappa di quella che si prospetta come una vita alquanto movimentata…

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